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Giovedì 2 luglio il Governo ha fatto approvare definitivamente il ddl sicurezza ricorrendo al voto di fiducia.
Reato di clandestinità, istituzionalizzazione delle ronde, prolungamento dei tempi di detenzione nei CIE, necessità del permesso di soggiorno per tutti gli atti di stato civile, permesso di soggiorno a punti, idoneità alloggiativa per il cambio di residenza e registro per i senza fissa dimora sono solo alcuni dei punti diventati legge.
Il Governo sceglie di nuovo la criminalizzazione dei migranti quale facile modalità di “gestione della crisi”. Tale scelta consente di nascondere le vere responsabilità, fornendo nel contempo, a chi vive un peggioramento concreto delle condizioni di vita, un agevole capro espiatorio su cui scaricare la propria frustrazione. Così facendo, si ottiene il duplice obiettivo di aumentare il grado di ricattabilità degli uomini e delle donne migranti presenti in Italia e di spingere i lavoratori (stranieri e italiani) sul terreno fratricida della guerra tra poveri e della competizione al ribasso su salari e diritti.
Tutto ciò in una fase in cui gli episodi di razzismo istituzionale, sia sul piano nazionale che su quello locale, non si contano.
Affinchè tutto questo non passi sotto silenzio invitiamo tutti, donne e uomini, italiani e migranti, ad un primo momento di protesta e di riflessione
PRESIDIO LUNEDI 6 LUGLIO – PREFETTURA DI MILANO, CORSO MONFORTE
h 18,00
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Dopo ore di tentativi finalmente Giornalismo partecipativo riesce a comunicare con P. T. cooperante di un paese europeo residente da anni in Honduras. Quella che vi offriamo è la prima testimonianza in italiano dall’Honduras: “Il primo segnale che stava succedendo qualcosa è stato che i militari hanno staccato la luce in tutta la città. Solo da poco ci siamo procurati un generatore, ma abbiamo pochissima benzina perché è razionata, non si vende, e quindi posso restare collegata pochissimo tempo”.
Quando avete saputo del golpe? “in mattinata prestissimo è arrivata la notizia che hanno preso il presidente con la forza. La capitale ha iniziato a reagire, mentre dalle altri parti del paese si è animata la gente a continuare a votare per il referendum. Anzi le ultime notizie sono che anche nella capitale dove può sta votando in massa”.
Quindi si sta votando che tu sappia? “Qui dove mi trovo sono arrivati i militari e hanno sequestrato le urne per impedire il voto. Nella capitale è successo in molti posti ma ho molte testimonianze che in tutto il resto del paese e anche in alcune zone della capitale la gente sta correndo a votare come forma di dire NO al golpe”.
I media funzionano? “Hanno spento tutto. Appena hanno sequestrato il presidente Zelaya hanno chiuso il Canal 8, l’unico favorevole al governo e poi anche tutti gli altri. Adesso credo funzioni solo una radio della destra golpista HRN”.
Che tipo di reazione c’è da parte dei movimenti? “ti dico solo che i popoli indigeni hanno iniziato una marcia a piedi verso la capitale. Inoltre molte persone sono andate al palazzo presidenziale. Ma non ho informazioni verificate”. Riuscite a comunicare? “la mancanza di corrente fa che i cellulari sono quasi tutti scarichi. Qui dove sono li possiamo ricaricare ma le centinaia di persone nascoste non hanno maniera di farlo”.
Ci sono le notizie di violenza? “Gira voce di almeno un morto, ma non posso confermartela. Le uniche violenze sicure che ho io sono quelle contro i medici cubani. Alcuni sono stati aggrediti, gli altri li stiamo nascondendo. Inoltre qui da noi quando hanno sequestrato le urne del referendum hanno detenuto tre persone ma sono stati costretti a rilasciarli quasi subito. Inoltre ho notizie di liste nere di dirigenti popolari che vengono ricercati, soprattutto quelli che hanno lavorato al referendum. Non ho notizie di persone precise arrestate. Ma centinaia se non migliaia di persone si sono dovute nascondere”.
Sei uscita? Com’è la città? Che idea ti sei fatta sui rapporti di forza? “Ho girato per il quartiere ma come straniera non mi sono avvicinata al punto dove si votava. I militari sono estremamente aggressivi, puntano le armi in faccia alla gente. La gente sta chiamando alla calma e cerca di parlare loro e si stanno facendo azioni pacifiche in tutto il paese. Il messaggio è calma, pace e non opporre altre forme di resistenza”.
Che messaggio puoi lasciarmi in conclusione? “Faccio un appello internazionale a non lasciare solo l’Honduras e a fare informazione su quello che sta succedendo in Honduras. Non credete ai media ufficiali”.
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di Gianni Barbacetto
C’è una sentenza a cui sono stati dedicati solo brevi trafiletti sui giornali. Eppure coinvolge un politico di prima grandezza, che punta addirittura alla successione di Silvio Berlusconi. La sentenza è quella del processo “Oil for food”, il politico è Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia.
Ricordate la vicenda? È lo scandalo scoppiato nel 2004, quando sono emersi i fiumi carsici di tangenti pagate all’ombra del programma delle Nazioni Unite “Oil for food”, nato per addolcire l’embargo all’Iraq di Saddam Hussein permettendo di scambiare oil, cioè petrolio, con food, cibo e medicine. Un’indagine americana ha certificato che, sotto l’ombrello protettivo di quel programma Onu, Saddam assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime. Poi, dopo l’invasione Usa, quei soldi sono finiti a finanziare la guerriglia e il terrorismo.
Coinvolti nel gioco, grandi compagnie e piccoli trader petroliferi, ma anche singole persone ed esponenti politici di una cinquantina di Paesi del mondo. Tra questi, Roberto Formigoni che, in nome della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, braccio destro di Saddam, ha ricevuto contratti per 24,5 milioni di barili: la più massiccia tra le assegnazioni fatte a soggetti italiani. Poiché Formigoni non fa il petroliere, i contratti sono stati gestiti da aziende suggerite dal governatore: la Cogep della famiglia Catanese e la Nrg Oils di Alberto Olivi. Così una piccola impresa come la Cogep si è trovata di colpo a passare dalle autobotti alle petroliere. In cambio, secondo l’inchiesta sviluppata a Milano dal pm Alfredo Robledo, avrebbe pagato tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani. La Nrg Oils avrebbe pagato invece almeno 262 mila dollari.
I Catanese (benché la loro Cogep fosse già stata coinvolta nello scandalo dei petroli e i suoi titolari fossero già stati condannati nel 1982 per contrabbando internazionale) sono tra i fondatori della Compagnia delle Opere, l’associazione d’imprese promossa da uomini di Cl, e questo è bastato, evidentemente, per far scattare la segnalazione di Formigoni a Saddam. A partire dal 1997, Saddam e Aziz concedono succulenti contratti alla piccola Cogep, che “ringrazia” Formigoni versando dal 1998 al 2003 oltre 700 mila dollari sui conti di una società estera, la Candonly, controllata da Marco Mazarino De Petro, il fiduciario di Formigoni per i rapporti con l’Iraq di Saddam. Come giustifica De Petro tutti quei soldi? «Sono il compenso per la mia consulenza». Ma è difficile capire in che cosa sia consistita quella consulenza, visto che De Petro può esibire soltanto una relazione stilata nel 1996, tre paginette dalla sintassi difficile, in cui strologa di un «accordo petroil for food».
Ora è arrivata la sentenza. La prima condanna europea per quello scandalo: due anni di carcere a De Petro, in primo grado, per corruzione internazionale di funzionari dello Stato; condannati anche Andrea Catanese e Paolo Lucarno, uomini della Cogep.
E Formigoni? Era già da tempo uscito dall’inchiesta. Ma a prescindere dal piano giudiziario, le responsabilità morali e politiche delle azioni di Mazarino De Petro ricadono su di lui. Come Berlusconi per il caso David Mills: lì, se Mills è il corrotto, Berlusconi è il corruttore; in Oil for food, se Mazarino De Petro è il corruttore, la responsabilità morale e politica del suo operato è del politico per conto del quale De Petro operava, cioè Formigoni. È semplice e chiaro. Qualcuno l’ha detto? Qualcuno l’ha scritto? E ancora: Candonly era una società riferibile di fatto ai Memores Domini, il “gruppo adulto” di Comunione e liberazione di cui Formigoni è l’esponente più in vista. Dove sono andati a finire i soldi di Candonly? Chi li ha utilizzati? Perché Formigoni non lo spiega? E perché nessuno glielo chiede?
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Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se
La Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista è stata aperta stamane da una relazione del segretario nazionale Paolo Ferrero.
Due i nodi sui cui si è centrata la relazione di Ferrero: da un lato la proposta di costruire una campagna di iniziativa sociale contro la crisi e i provvedimenti sociali del governo; dall’altra la proposta di dar vita – a partire dai soggetti che hanno composto la lista per le europee, il cui coordinamento si riunirà domani – ad un percorso di aggregazione di un polo della sinistra.
Ferrero ha sottolineato come la sconfitta dei partiti socialdemocratici in tutta Europa e del PD in Italia, riproponga l’urgenza di aggregare una sinistra anticapitalista in grado di avanzare una proposta credibile per determinare una uscita da sinistra dalla crisi. La crisi sociale si intreccia oggi con una crisi politica che porta ad un aumento senza precedenti dell’astensionismo: solo la costruzione di una sinistra anticapitalista in grado di prospettare una alternativa può lavorare alla soluzione di questa doppia crisi.
La proposta che Rifondazione Comunista avanza è quindi rivolta a tutti coloro che ritengano necessario costruire una sinistra di alternativa in Italia come in Europa
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“Cambiamo musica!”
Domenica 31 maggio, alle ore 21.00, in Piazza Italia:
Paolo Ferrero, segretario nazionale del PRC/Se
Massimo Gatti, candidato alla presidenza della Provincia di Milano, per la lista PRC-PDCI- UN’ALTRA PROVINCIA
Daniela Gasparini, candidata sindaco
Rosa Riboldi, assessore uscente e candidata PRC
A partire dalle ore 15.00
musica live con Joe Valeriano, Rockodrilli, Malapizzica.
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C’è Pietro Ingrao come primo firmatario. E poi molti altri tra i quali il fisico Carlo Bernanrdini, lo psichiatra Luigi Cancrini, lo scrittore Massimo Carlotto, i preti don Franzoni e don Gallo, il costituzionalista Gianni Ferrara, il cantante e attore Massimo Ranieri, il poeta Edoardo Sanguineti, il disegnatore Vauro,
Sono infatti oltre 200 gli esponenti del mondo della cultura, della scienza, dello spettacolo, della società civile e del mondo del lavoro che hanno firmato l’appello “Se sei di sinistra, dillo forte”, appello che chiede un voto per la lista comunista e anticapitalista formata da Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti per le prossime elezioni europee. Di seguito un passaggio delle motivazioni dell’appello: “Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell’alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un’uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un’ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l’egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune”.
Primo firmatario dell’appello è Pietro Ingrao. Tra gli altri hanno sottoscritto:
Piergiovanni Alleva (giuslavorista), Riccardo Bellofiore (economista, università di Bergamo), Carlo Bernardini (fisico), Emiliano Brancaccio (economista, università del Sannio), Luigi Cancrini (psichiatra), Massimo Carlotto (scrittore), Francesco Caruso, Dante De Angelis (macchinista delegato alla sicurezza, licenziato), Ivan Della Mea (cantautore e scrittore), Angelo d’Orsi (storico, università di Torino), Don Franzoni, Don Andrea Gallo, Gianni Ferrara (costituzionalista), Iaia Forte (attrice), Peppe Lanzetta (autore teatrale, regista, attore), Emilio Molinari (ex parlamentare europeo), Massimo Ranieri (cantante e attore), Carla Ravaioli (saggista e ambientalista), Edoardo Sanguineti (poeta), Anita Sonego (Libera università delle Donne, Milano) Vauro (giornalista-disegnatore).
Hanno dato il loro sostegno alla lista, tra gli altri: Lothar Bisky (presidente del Partito della Sinistra europea), Frei Betto (scrittore), Joao Pedro Stedile (dirigente Movimento Sem Terra).
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PER IL TERRITORIO. PER I BENI COMUNI. PER I DIRITTI. PER UNA SOCIETÀ GIUSTA. PER UN’ALTRA POLITICA. PARTIAMO DALLA PROVINCIA DI MILANO
Le prossime elezioni amministrative che coinvolgeranno Milano e la sua provincia possono costituire una preziosa occasione. Si tratta di gettare le basi necessarie alla costruzione di un nuovo progetto politico-amministrativo che unisca la sinistra e rimetta in connessione politica e società, valorizzando la partecipazione attiva.
Un progetto che si ponga l’obiettivo di restituire dignità alla politica, che rimetta al centro le cittadine e i cittadini e i loro diritti – al lavoro, all’uguaglianza, alla libertà, alla salute, alla cultura, indipendentemente da genere, età, orientamento sessuale, religione – assieme ai diritti della natura.
Un progetto che richiami all’impegno e al protagonismo il popolo deluso e scoraggiato.
Un progetto che si sostanzi in un programma semplice e chiaro. Che affermi in primo luogo il legame indissolubile tra etica e politica. Che assicuri alle persone una vita dignitosa, a partire dal lavoro e dalla vita quotidiana. Che combatta la precarietà e promuova la sicurezza sul lavoro. Che ruoti intorno alla tutela dei beni comuni, la difesa della Costituzione, della pace e della scuola pubblica. Che metta al centro la cultura come occasione di cittadinanza. Che preveda un nuovo welfare contro l’attuale crisi e un piano straordinario che realizzi il diritto alla casa. Che affermi la necessità di interrompere il consumo di suolo e la realizzazione di infrastrutture inutili e dannose. Che sappia interpretare una nuova e indispensabile politica dei rifiuti abbracciando la strategia “Rifiuti Zero”. Che riaffermi il principio irrinunciabile che l’acqua deve restare un bene pubblico nelle mani dei comuni e sotto il controllo dei cittadini. Che promuova l’economia etico-solidale, l’inclusione sociale, l’accoglienza e la solidarietà come principi fondamentali della propria azione politica. Contro ogni uso politico della paura e dell’insicurezza esistenziale delle persone.
Un progetto che sappia rimettere al centro la programmazione pubblica per il bene comune, nella prospettiva della città metropolitana, spezzando la connessione politica-affari e coniugando efficacia, lotta agli sprechi e qualità dei servizi per tutte le cittadine e i cittadini. Un progetto che metta finalmente in discussione un modello di sviluppo fondato sulla crescita infinita, che sta accompagnando il Paese e il Pianeta verso un’inesorabile declino ambientale, sociale e morale.
Un progetto che abbia il coraggio e l’ambizione di essere laboratorio per la costruzione di una politica di donne e di uomini alternativa, nei contenuti e nelle forme, per la Provincia di Milano e per il resto del Paese. Una proposta, che a partire dalla coalizione di liste che si sta formando a sostegno della candidatura di Massimo Gatti alla presidenza della Provincia di Milano, possa diventare una speranza di rinnovamento, in alternativa al centro destra e a chi lo insegue sullo stesso terreno. Un primo passo nella direzione di un’altra politica, a partire da “un’altra Provincia”. Un primo pensiero per immaginare e realizzare un’altra Italia.
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